sabato 5 novembre 2011

Il rosso e il nero, un esperimento.

In pratica, fino alla N.17, grossi esperimeti per dare una "nota di colore" alle mie pipe non ne avevo fatti. Se escludiamo le prime pipe, colorate con i colori atossici della PTZ, tutta la produzione migliore che, secondo me, parte dalla N.7 è tutta al naturale e solo cerata.
Sul mercato ci sono pipe color rosso mogano con alcune fibre scure, se non nere. Come fare quindi per avere un rosso striato di nero?
Io ho fatto così: per prima cosa ho preso un pezzo di radica di scarto e l'ho posizionato nella morsa e l'ho levigato con le carte abrasive fino alla 1200.
Per rendere meglio le fibre nella foto ho dovuto inumidire leggermente il pezzo, altrimenti non si sarebbero viste chiaramente.


Per prima cosa ho passato il nero, perché è più scuro del rosso. Il mordente penetra meglio nelle fibre piu morbide e le colora più intensamente e più in profondità.


Quindi, se passo della carta abrasiva riesco a rimuovere solo il colore dalle fibre più dure, dove il mordente è penetrato di meno. Il risultato è che rimangono nere solo le fibre più morbide.


A questo punto do una passata di mordente rosso mogano, che è più chiaro del nero e quindi si vede solo sulle fibre più dure da cui ho rimosso il nero in precedenza.


Il risultato è un pezzo di radica rosso mogano striato di nero.
L'importante è usare sempre il mordente più scuro per primo.

venerdì 4 novembre 2011

N.17 - Il numero che porta sfortuna.

E al terzo post ce l'ho fatta, consegno al mondo la pipa N.17 (consegno si fa per dire, me la tengo io).
In Italia il 17 è il numero che porta sfortuna, per gli americani è il 13 e per i giapponesi il 4; altri popoli hanno altri numeri ed altri ancora non ne hanno perché non sanno contare... A me della sfortuna non interessa nulla e spero che il disinteresse sia reciproco.
Ma proseguiamo. La pipa presentava un piccolo difetto su una delle facce del fornello, così ho deciso per una rusticatura.


In più, volevo provare i mordenti all'anilina diluibili in acqua acquistati qualche tempo fa, così ho deciso di collaudare il rosso mogano e il nero.
Ho riempito due flaconi graduati (presi su eBay, grande acquisto) con 300ml di acqua calda, ho sciolto i colori ed ho aspettato che si raffreddassero (come da istruzioni).


Poi con un tampone ho distribuito il mordente rosso mogano uniformemente sulla pipa, appena si è aciugato ho dato il nero sulla parte rusticata.

 

Una volta asciugato il mordente ho lucidato con la cera di carnauba la pipa ed ecco il risultato finale.






Forse la prossima la faccio tutta nera...

martedì 1 novembre 2011

N.17 - Ci siamo quasi...

Non riesco a trovare la scatola dove ho messo la cera di carnauba, quindi mi sono limitato a scartavetrare e tirare a lucido la pipa.
Una delle cose più rognose da scartavetrare è il foro del  fornello. Mi piacerebbe che chi prepara i kit da hobbysta si curasse di affilare le punte per i fori del fornello o di regolare al meglio la velocità del trapano o del tornio.
Il problema è che ti ritrovi con le pareti del fornello rovinate e rimediare a mano comporta una gran perdita di tempo.


Comunque, la soluzione dei poveri al problema è composta da un dito avvolto in carta abrasiva che gira dentro al fornello per diversi minuti...


Ciò detto, la pipa allo stato attuale si presenta così.



Mi rimane da decidere se rusticarla, colorarla o altro. E' probabile che venga rusticata, dato che c'è una piccola macchia sul lato sinistro.

Il triangolo di Reuleaux.

Oggi pomeriggio avevo bisogno di starmene un po' a non pensare, quindi sono andato a tirare fuori i miei attrezzi, tutti ordinati e pronti per il trasloco, e con quel po' di luce che ci concedono queste corte giornate autunnali ho cominciato la pipa N.17.
Per realizzare questa pipa mi sono ispirato alla forma del triangolo di Reuleaux, cose che capitano se hai fatto il liceo scientifico.
Il triangolo di Reuleaux è una curva convessa disegnata su un triangolo equilatero, nella quale tutti i punti della curva sono equidistanti dal vertice opposto.
Ovviamente, la pipa è fatta  mano e quindi il mio triangolo è approssimativo.

Questa è la pipa appena sgrossata con la sega


Nella fase successiva comincio a dare forma  al fornello lavorando praticamente a strati con la raspa.



 Lascio un paio di spuntoni che mi serviranno a fissare la pipa alla morsa per la fase di lavorazione del cannello.


Il cannello lo lavoro con la raspa e alla fine con un nastro di carta vetrata del 40 gli do la forma tonda.
Il nastro va usato come fanno i lucida scarpe, tenuto con due mani e fatto scorrere da destra a sinistra. Se il bocchino si graffia non è un problema.



E' ora di cavare gli spuntoni. Per farlo, piazzo la pipa su un supporto realizzato da un pezzo di legno, sego vi a gli spuntoni e rifinisco con la raspa e la carta vetrata.



Ecco la pipa ancora grezza.



Più tardi se ho voglia potrei pure portarla a termine...

domenica 30 ottobre 2011

Scortecciare una placca.


Non so se si possa parlare di corteccia, dato che si tratta di una radice, sta di fatto che ci somiglia e se qualcuno conosce il termine giusto me lo faccia sapere.
Sulle placche si trova spesso questa cosa marrone scuro e friabile che sembra una corteccia e che a me non piace.


Per rimuverla basta una spazzola metallica e una bella strofinata robusta.


I risultati che si ottengono sono soddisfacenti.



Altra legna da ardere...

Sono arrivati anche i due preforati di Calabria Pipe. Nel frattempo, sabato a Rimini, ho comprato un'altro preforato e quindi sono a quota potenziali altre 6 pipe, ma continuo a non avere tempo e spazio per lavorarci.
Comunque, ecco qua le future pipe: tre placche preforate, 2 ciocchi preforati e una placca da lavorare da zero.
Ho gia cominciato a disegnarci sopra.


martedì 25 ottobre 2011

Nulla di nuovo sul fronte occidentale.

Ho comprato delle belle radiche (mi assicurarono provenire da nota azienda produttrice) in una tabaccheria di Rimini qualche settimana fa, due placche preforate e una placca grezza, e sto aspettando due preforati da Calabria Pipe.
Ancora per un po' non avrò tempo per lavorare a nulla di nuovo, ma ho una gran voglia di riprendere.